sabato 15 luglio 2017

Matteo 10,24-33


Liturgia

Genesi 49,29-33 ; 50,15-26

 

Ultimi momenti e morte di Giacobbe

 

         29 Poi diede loro quest’ordine: “Io sto per essere riunito ai miei antenati: seppellitemi presso i miei padri nella caverna che è nel campo di Efron l’Hittita, 30 nella caverna che si trova nel campo di Macpela di fronte a Mamre, nel paese di Canaan, quella che Abramo acquistò con il campo di Efron l’Hittita come proprietà sepolcrale. 31 Là seppellirono Abramo e Sara sua moglie, là seppellirono Isacco e Rebecca sua moglie e là seppellii Lia. 32 La proprietà del campo e della caverna che si trova in esso proveniva dagli Hittiti.

         33 Quando Giacobbe ebbe finito di dare questo ordine ai figli, ritrasse i piedi nel letto e spirò e fu riunito ai suoi antenati.

 

Dalla morte di Giacobbe alla morte di Giuseppe

 

         15 Ma i fratelli di Giuseppe cominciarono ad aver paura, dato che il loro padre era morto, e dissero: “Chissà se Giuseppe non ci tratterà da nemici e non ci renderà tutto il male che noi gli abbiamo fatto? ”. 16 Allora mandarono a dire a Giuseppe: “Tuo padre prima di morire ha dato quest’ordine: 17 Direte a Giuseppe: Perdona il delitto dei tuoi fratelli e il loro peccato, perché ti hanno fatto del male! Perdona dunque il delitto dei servi del Dio di tuo padre! ”. Giuseppe pianse quando gli si parlò così. 18 E i suoi fratelli andarono e si gettarono a terra davanti a lui e dissero: “Eccoci tuoi schiavi! ”. 19 Ma Giuseppe disse loro: “Non temete. Sono io forse al posto di Dio? 20 Se voi avevate pensato del male contro di me, Dio ha pensato di farlo servire a un bene, per compiere quello che oggi si avvera: far vivere un popolo numeroso. 21 Dunque non temete, io provvederò al sostentamento per voi e per i vostri bambini”. Così li consolò e fece loro coraggio. 22 Ora Giuseppe con la famiglia di suo padre abitò in Egitto; Giuseppe visse centodieci anni. 23 Così Giuseppe vide i figli di Efraim fino alla terza generazione e anche i figli di Machir, figlio di Manasse, nacquero sulle ginocchia di Giuseppe. 24 Poi Giuseppe disse ai fratelli: “Io sto per morire, ma Dio verrà certo a visitarvi e vi farà uscire da questo paese verso il paese ch’egli ha promesso con giuramento ad Abramo, a Isacco e a Giacobbe”. 25 Giuseppe fece giurare ai figli di Israele così: “Dio verrà certo a visitarvi e allora voi porterete via di qui le mie ossa”.

         26 Poi Giuseppe morì all’età di centodieci anni; lo imbalsamarono e fu posto in un sarcofago in Egitto.

 

Matteo 10,24-33

         24 Un discepolo non è da più del maestro, né un servo da più del suo padrone; 25 è sufficiente per il discepolo essere come il suo maestro e per il servo come il suo padrone. Se hanno chiamato Beelzebùl il padrone di casa, quanto più i suoi familiari!

 

Parlare apertamente e senza timore

 

         26 Non li temete dunque, poiché non v’è nulla di nascosto che non debba essere svelato, e di segreto che non debba essere manifestato. 27 Quello che vi dico nelle tenebre ditelo nella luce, e quello che ascoltate all’orecchio predicatelo sui tetti. 28 E non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l’anima; temete piuttosto colui che ha il potere di far perire e l’anima e il corpo nella Geenna. 29 Due passeri non si vendono forse per un soldo? Eppure neanche uno di essi cadrà a terra senza che il Padre vostro lo voglia.

         30 Quanto a voi, perfino i capelli del vostro capo sono tutti contati; 31 non abbiate dunque timore: voi valete più di molti passeri!

         32 Chi dunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anch’io lo riconoscerò davanti al Padre mio che è nei cieli; 33 chi invece mi rinnegherà davanti agli uomini, anch’io lo rinnegherò davanti al Padre mio che è nei cieli.

 

Riferimenti   Nuovo   Testamento

Filippesi 1,21-30 ;  3,7-14 ;

Situazione personale di Paolo

 

21 Per me infatti il vivere è Cristo e il morire un guadagno. 22 Ma se il vivere nel corpo significa lavorare con frutto, non so davvero che cosa debba scegliere. 23 Sono messo alle strette infatti tra queste due cose: da una parte il desiderio di essere sciolto dal corpo per essere con Cristo, il che sarebbe assai meglio; 24 d’altra parte, è più necessario per voi che io rimanga nella carne. 25 Per conto mio, sono convinto che resterò e continuerò a essere d’aiuto a voi tutti, per il progresso e la gioia della vostra fede, 26 perché il vostro vanto nei miei riguardi cresca sempre più in Cristo, con la mia nuova venuta tra voi.

 

Lottare per la fede

 

         27 Soltanto però comportatevi da cittadini degni del vangelo, perché nel caso che io venga e vi veda o che di lontano senta parlare di voi, sappia che state saldi in un solo spirito e che combattete unanimi per la fede del vangelo, 28 senza lasciarvi intimidire in nulla dagli avversari. Questo è per loro un presagio di perdizione, per voi invece di salvezza, e ciò da parte di Dio; 29 perché a voi è stata concessa la grazia non solo di credere in Cristo; ma anche di soffrire per lui, 30 sostenendo la stessa lotta che mi avete veduto sostenere e che ora sentite dire che io sostengo.

 

La vera via della salvezza cristiana

 

7 Ma quello che poteva essere per me un guadagno, l’ho considerato una perdita a motivo di Cristo. 8 Anzi, tutto ormai io reputo una perdita di fronte alla sublimità della conoscenza di Cristo Gesù, mio Signore, per il quale ho lasciato perdere tutte queste cose e le considero come spazzatura, al fine di guadagnare Cristo 9 e di essere trovato in lui, non con una mia giustizia derivante dalla legge, ma con quella che deriva dalla fede in Cristo, cioè con la giustizia che deriva da Dio, basata sulla fede. 10 E questo perché io possa conoscere lui, la potenza della sua risurrezione, la partecipazione alle sue sofferenze, diventandogli conforme nella morte, 11 con la speranza di giungere alla risurrezione dai morti. 12 Non però che io abbia già conquistato il premio o sia ormai arrivato alla perfezione; solo mi sforzo di correre per conquistarlo, perché anch’io sono stato conquistato da Gesù Cristo. 13 Fratelli, io non ritengo ancora di esservi giunto, questo soltanto so: dimentico del passato e proteso verso il futuro, 14 corro verso la mèta per arrivare al premio che Dio ci chiama a ricevere lassù, in Cristo Gesù.

 

Riferimenti   Antico   Testamento

Sapienza 3,1-18

Confronto tra la sorte dei giusti e quella degli empi

 

         1 Le anime dei giusti, invece, sono nelle mani di Dio,

         nessun tormento le toccherà.

         2 Agli occhi degli stolti parve che morissero;

         la loro fine fu ritenuta una sciagura,

         3 la loro partenza da noi una rovina,

         ma essi sono nella pace.

         4 Anche se agli occhi degli uomini subiscono castighi,

         la loro speranza è piena di immortalità.

         5 Per una breve pena riceveranno grandi benefici,

         perché Dio li ha provati

         e li ha trovati degni di sé:

         6 li ha saggiati come oro nel crogiuolo

         e li ha graditi come un olocausto.

         7 Nel giorno del loro giudizio risplenderanno;

         come scintille nella stoppia, correranno qua e là.

         8 Governeranno le nazioni, avranno potere sui popoli

         e il Signore regnerà per sempre su di loro.

         9 Quanti confidano in lui comprenderanno la verità;

         coloro che gli sono fedeli

         vivranno presso di lui nell’amore,

         perché grazia e misericordia

         sono riservate ai suoi eletti.

         10 Ma gli empi per i loro pensieri riceveranno il castigo,

         essi che han disprezzato il giusto

         e si son ribellati al Signore.

         11 Chi disprezza la sapienza e la disciplina è infelice.

         Vana la loro speranza e le loro fatiche senza frutto,

         inutili le opere loro.

         12 Le loro mogli sono insensate,

         cattivi i loro figli,

         maledetta la loro progenie.

 

È meglio la sterilità che una posterità empia

 

         13 Beata la sterile non contaminata,

         la quale non ha conosciuto un letto peccaminoso;

         avrà il suo frutto alla rassegna delle anime.

         14 Anche l’eunuco, la cui mano non ha commesso iniquità

         e che non ha pensato cose malvage contro il Signore,

         riceverà una grazia speciale per la sua fedeltà,

         una parte più desiderabile nel tempio del Signore;

         15 poiché il frutto delle opere buone è glorioso

         e imperitura la radice della saggezza.

         16 I figli di adulteri non giungeranno a maturità;

         la discendenza di un’unione illegittima sarà sterminata.

         17 Anche se avranno lunga vita, non saran contati per niente,

         e, infine, la loro vecchiaia sarà senza onore.

         18 Se poi moriranno presto, non avranno speranza

         né consolazione nel giorno del giudizio,

         19 poiché di una stirpe iniqua è terribile il destino.

 

Siracide 47,12-25

 

 

Salomone

 

         12 Dopo di lui sorse un figlio saggio,

         che, in grazia sua, ebbe un vasto regno.

         13 Salomone regnò in tempo di pace,

         Dio dispose che tutto fosse tranquillo all’intorno

         perché costruisse una casa al suo nome

         e preparasse un santuario perenne.

         14 Come fosti saggio nella giovinezza,

         versando copiosa intelligenza come acqua d’un fiume!

         15 La tua scienza ricoprì la terra,

         riempiendola di sentenze difficili.

         16 Il tuo nome giunse fino alle isole lontane;

         fosti amato nella tua pace.

         17 Per i tuoi canti, i tuoi proverbi, le tue massime

         e per le tue risposte ti ammirarono i popoli.

         18 Nel nome del Signore Dio,

         che è chiamato Dio di Israele,

         accumulasti l’oro quasi fosse stagno,

         come il piombo rendesti abbondante l’argento.

         19 Ma accostasti i tuoi fianchi alle donne,

         e ne fosti dominato nel corpo.

         20 Così deturpasti la tua gloria e profanasti la tua discendenza,

         sì da attirare l’ira divina sui tuoi figli

         e sofferenze con la tua follia.

         21 Il regno fu diviso in due

         e in Efraim si instaurò un potere ribelle.

         22 Ma il Signore non rinnegherà la sua misericordia

         e non permetterà che venga meno alcuna delle sue parole.

         Non farà perire la posterità del suo eletto

         né distruggerà la stirpe di colui che lo amò.

         Concesse un resto a Giacobbe

         e a Davide un germoglio nato dalla sua stirpe.

 

Roboamo

 

         23 Salomone andò a riposare con i suoi padri,

         lasciando dopo di sé un discendente,

         stoltezza del popolo e privo di senno,

         Roboàmo, che si alienò il popolo con i suoi consigli.

 

Geroboamo

 

         24 Geroboàmo figlio di Nabàt fece peccare Israele

         e aprì a Efraim la via del peccato;

         le loro colpe si moltiplicarono assai,

         sì da farli esiliare dal proprio paese.

         25 Essi commisero ogni genere di malvagità

         finché non giunse su di loro la vendetta.

 

La mistica sapienza rivelata mediante lo Spirito Santo


    Cristo è la via e la porta. Cristo è la scala e il veicolo. È il propiziatorio collocato sopra l'arca di Dio (cfr. Es 26, 34). È «il mistero nascosto da secoli» (Ef 3, ). Chi si rivolge a questo propiziatorio con dedizione assoluta, e fissa lo sguardo sul crocifisso Signore mediante la fede, la speranza, la carità, la devozione, l'ammirazione, l'esultanza, la stima, la lode e il giubilo del cuore, fa con lui la Pasqua, cioè il passaggio; attraversa con la verga della croce il Mare Rosso, uscendo dall'Egitto per inoltrarsi nel deserto. Qui gusta la manna nascosta, riposa con Cristo nella tomba come morto esteriormente, ma sente, tuttavia, per quanto lo consenta la condizione di viatori, ciò che in croce fu detto al buon ladrone, tanto vicino a Cristo con l'amore: «Oggi sarai con me nel paradiso!» (Lc 23, 43).
    Ma perché questo passaggio sia perfetto, è necessario che, sospesa l'attività intellettuale, ogni affetto del cuore sia integralmente trasformato e trasferito in Dio.
    È questo un fatto mistico e straordinario che nessuno conosce se non chi lo riceve. Lo riceve solo chi lo desidera, non lo desidera se non colui che viene infiammato dal fuoco dello Spirito Santo, che Cristo ha portato in terra. Ecco perché l'Apostolo afferma che questa mistica sapienza è rivelata dallo Spirito Santo.
    Se poi vuoi sapere come avvenga tutto ciò, interroga la grazia, non la scienza, il desiderio non l'intelletto, il sospiro della preghiera non la brama del leggere, lo sposo non il maestro, Dio non l'uomo, la caligine non la chiarezza, non la luce ma il fuoco che infiamma tutto l'essere e lo inabissa in Dio con la sua soavissima unzione e con gli affetti più ardenti.
    Ora questo fuoco è Dio e questa fornace si trova nella santa Gerusalemme; ed è Cristo che li accende col calore della sua ardentissima passione. Lo può percepire solo colui che dice: L'anima mia ha preferito essere sospesa in croce e le mie ossa hanno prescelto la morte! (cfr. Gb 7, 15).
    Chi ama tale morte, può vedere Dio, perché rimane pur vero che: «Nessun uomo può vedermi e restar vivo» (Es 33, 20). Moriamo dunque ed entriamo in questa caligine; facciamo tacere le sollecitudini, le concupiscenze e le fantasie. Passiamo con Cristo crocifisso, «da questo mondo al Padre», perché, dopo averlo visto, possiamo dire con Filippo: «Questo ci basta» (Gv 14, 8); ascoltiamo con Paolo: «Ti basta la mia grazia» (2 Cor 12, 9); rallegriamoci con Davide, dicendo: «Vengono meno la mia carne e il mio cuore; ma la roccia del mio cuore è Dio, è Dio la mia sorte per sempre» (Sal 72, 26). «Benedetto il Signore, Dio d'Israele, da sempre, per sempre. Tutto il popolo dica: Amen» (Sal 105, 48).           
san Bonaventura, vescovo

 

San Tommaso d' Aquino  - Le virtù -  Quaestiones de virtutibus -

 

Articolo 5   - Se la volontà sia sostrato della virtù -

Risposta

Per mezzo dell'abito della virtù la potenza che ne è il sostrato si compie rispetto al sui atto. Ragion per cui non è necessario l'abito della virtù per conseguire ciò a cui una determinata potenza tende in forza della potenza stessa. La virtù ordina le potenze al bene: è la virtù stessa infatti che rende buono colui che la possiede e buona la sua azione. Ma ciò che la virtù fa con altre potenze, la volontà lo fa in ragione della sua potenza stessa: infatti il suo soggetto è il bene. Per cui tendere al bene sta alla volontà come tendere al piacevole sta al concupiscibile, e come essere ordinato al suono sta all'udito. Per cui la volontà non ha bisogno di alcun abito virtuoso che la inclini al bene che è suo oggetto proporzionato, poiché tende ad esso in ragione della sua potenza stessa; ma, per tendere al bene che trascende la proporzione della potenza, ha bisogno di un abito virtuoso. Dato, poi, che il desiderio di ciascuno tende al bene proprio di colui che desidera, in due modi un bene può eccedere la proporzione della volontà: primo, in ragione della specie, secondo, in ragione dell'individuo. In ragione della specie, cosicché la volontà si elevi verso qualche bene che eccede i limiti del bene umano, intendendo per umano ciò che l'uomo è in grado di conseguire per mezzo delle facoltà naturali. Ma al di sopra del bene umano c'é il bene divino, a cui la carità eleva la volontà dell'uomo, e anche la speranza. In ragione dell'individuo, nel senso che uno cerchi ciò che è il bene di un altro, sebbene la volontà non sia portata oltre i limiti del bene umano; e in questo senso la volontà è perfezionata dalla giustizia, e da tutte le virtù che riguardano il rapporto con altri, come la liberalità e le altre di questo genere. Infatti la giustizia è il bene dell'altro, come dice il Filosofo. Così dunque ci sono due virtù nella volontà come nel loro sostrato, cioè la carità e la giustizia. Segno di ciò è il fatto che tali virtù, sebbene appartengano alla parte appetiva, tuttavia non riguardano le passioni, come la temperanza e la fortezza, e da ciò è  chiaro che non si trovano nell'appetito sensibile, nel quale vi sono le passioni, ma nell'appetito razionale, che è la volontà, nel quale non vi sono passioni. Infatti ogni passione è nella parte sensitiva dell'anima, come è dimostrato nella Fisica. E d'altra parte quelle virtù che riguardano le passioni, come la fortezza riguarda i timori e le audacie e la temperanza le concupiscenze, per la stessa ragione è necessario che si trovino nell'appetito sensitivo. Ne è necessario che in ragione di queste passioni vi sia qualche virtù nella volontà, poiché il bene il tali passioni è ciò che è secondo ragione. E la volontà si rapporta naturalmente ad esso in forza della sua potenza, essendo esso l'oggetto proprio della volontà.

 

San Bonaventura - Itinerario della mente in Dio -  II, 5-6-7-8

 

5. A questa apprensione, relativa ad un soggetto proporzionato, segue il piacere. Il senso si compiace dell'oggetto, percepito attraverso la sua immagine, o per la sua bellezza, come nella vista, o per la sua dolcezza, come nell'olfatto e nell'udito, o per la sua salubrità, come nel gusto e nel tatto. Si noti però che ogni diletto è sempre provocato dalla proporzione. Ma poiché la specie sensibile è forma, virtù e operazione, a seconda che sia rapportata al principio da cui emana, al mezzo attraverso a cui passa, al termine su cui agisce; per questo la proporzionalità o viene considerata nella similitudine, in quanto questa è specie o forma, e allora si chiama bellezza, poiché " la bellezza non è che eguaglianza numerosa" o " una certa disposizione di parti con soavità di colore". O la proporzionalità si considera nella similitudine in quanto questa è potenza o virtù, e allora si chiama soavità, come quando la virtù agente non eccede la capacità di colui che riceve l'impressione sensibile, poiché il senso soffre negli eccessi e si diletta nel giusto mezzo. O la proporzionalità si considera nella similitudine, in quanto questa è potenza o virtù, che è proporzionale quando l'agente con la sua azione impressiva riempie completamente il bisogno di colui che la subisce, e ciò vale a salvarlo e a nutrirlo, come si esperisce per lo più nel gusto e nel tatto. E così le dilettevoli cose esteriori per mezzo delle similitudini entrano nell'anima secondo le tre menzionate operazioni.

6. Dopo la percezione e il diletto, sorge il giudizio, col quale non solo si giudica se in oggetto sia bianco o nero, perché ciò appartiene al senso particolare; né se sia salubre o nocivo, perché questo spetta al senso interiore, ma si giudica e si dà ragione del perché diletta; in questo atto si cerca il perché del diletto che l'oggetto provoca nel senso. Si cerca, cioè, la ragione del bello, del soave e del salubre, e si ritrova che consiste nella proporzione di eguaglianza. E questa proporzione di  eguaglianza rimane immutata nelle cose grandi e nelle piccole; né si estende secondo le dimensioni, né succede o passa con le cose transitorie, né si altera a causa del movimento. Non è soggetta alle leggi dello spazio, del tempo e del moto; e perciò è incommutabile, incircoscrittibile, indeterminabile e assolutamente spirituale. Il giudizio, dunque, è l'atto che fa entrare nella facoltà intellettiva la specie sensibile ricevuta sensibilmente per mezzi dei sensi, rendendola idea pura e astratta. E così questo mondo sensibile entra nell'anima attraverso le porte dei sensi, secondo le tre menzionate operazioni.

7.  Tutte queste cose sono vestigi nei quali possiamo scorgere il nostro Dio. Infatti, come la specie percepita è una similitudine che si è generata tra il percipiente e l'oggetto percepito, specie che viene poi impressa nell'organo senziente e per il suo tramite conduce a conoscere il suo principio, cioè l'oggetto; così possiamo pensare che la luce eterna, Dio Padre, genera una similitudine o splendore eguale, consustanziale ed eterno; e che colui che è immagine del Dio invisibile e splendore della sua gloria e figura della sua sostanza, il quale è dovunque per la prima generazione, come l'oggetto genera la sua similitudine in ogni senziente, per mezzo della grazia si unisce all'essere razionale, come la specie si unisce all'organo corporeo, affinché per mezzo di quella unione ci conduca al Padre come a principio fontale e oggetto primario. Se, dunque, tutte le cose conoscibili hanno il potere di produrre la loro immagine, è chiaro che in esse, come in tanti specchi, possiamo scorgere la generazione eterna del Verbo, immagine e Figlio eternamente emanante da Dio da Dio Padre.

8.  In questo modo la specie sensibile che ci diletta  come bella, soave e salubre, ci induce a credere che in questa prima specie vi è in sommo grado la bellezza, la soavità e la salubrità; nella quale vi è somma proporzionalità ed eguaglianza col generante; nella quale vi è una potenza che si espande non per mezzo di fantasmi, ma per mezzo della verità della percezione; e nella quale vi è un' efficace azione salvatrice, sufficiente e capace di soddisfare tutte le capacità di chi la riceve. Se dunque " il diletto consiste nell'accordo dell'oggetto conveniente con la facoltà corrispettiva" e se l'immagine del solo Dio è sommamente bella, soave e salubre, e si unisce con verità,  intimità e pienezza da appagare ogni nostro desiderio, allora manifestamente si può percepire che solo Dio è la fonte e il vero diletto e che siamo sospinti a partire da ogni altro diletto.

 

L'imitazione di Cristo - 1. Avvertimenti utili alla vita spirituale

V. La lettura delle Sacre Scritture

1. Nelle sacre Scritture si deve cercare la verità, non l'eloquenza. Ognuno del Libri Santi deve essere letto con lo stesso spirito col quale fu scritto. In essi dobbiamo cercare il nostro vantaggio morale, non i pregi letterari. Dobbiamo pur leggere volentieri i libri devoti, scritti con semplicità, come profondi e sublimi. Non badare alla riputazione dello scrittore, se fu poco o molto celebre, ma ti muova solo l'amore della verità. Non ricercare chi abbia scritto, ma bada a ciò che è.

2. Gli uomini passano, ma " la verità di Dio dura in eterno" ( Sal.116,2). Iddio ci parla in varie maniere, senza accettazione di persone. La curiosità ci è spesso d'ostacolo nel leggere le Sacre Scritture, quando vogliamo comprendere e discutere là dove sarebbe meglio semplicemente passar oltre. Se tu vuoi trarne profitto, leggile con umiltà, con semplicità e con fede, e non ambire alla riputazione di scienziato. Interroga volentieri coloro che vivono santamente, ascoltali con attenzione, e non disprezzare gli ammaestramenti dei vecchi, poiché non sono senza ragione.

 

 

martedì 27 giugno 2017

Matteo 7,6.12-14


Liturgia

Genesi 13,1-18

Separazione di Abramo e di Lot

 

         1 Dall’Egitto Abram ritornò nel Negheb con la moglie e tutti i suoi averi; Lot era con lui. 2 Abram era molto ricco in bestiame, argento e oro. 3 Poi di accampamento in accampamento egli dal Negheb si portò fino a Betel, fino al luogo dove era stata già prima la sua tenda, tra Betel e Ai, 4 al luogo dell’altare, che aveva là costruito prima: lì Abram invocò il nome del Signore. 5 Ma anche Lot, che andava con Abram, aveva greggi e armenti e tende. 6 Il territorio non consentiva che abitassero insieme, perché avevano beni troppo grandi e non potevano abitare insieme. 7 Per questo sorse una lite tra i mandriani di Abram e i mandriani di Lot, mentre i Cananei e i Perizziti abitavano allora nel paese. 8 Abram disse a Lot: “Non vi sia discordia tra me e te, tra i miei mandriani e i tuoi, perché noi siamo fratelli. 9 Non sta forse davanti a te tutto il paese? Sepàrati da me. Se tu vai a sinistra, io antra, io andrò a destra; se tu vai a destra, io andrò a sinistra”.

         10 Allora Lot alzò gli occhi e vide che tutta la valle del Giordano era un luogo irrigato da ogni parte - prima che il Signore distruggesse Sòdoma e Gomorra - ; era come il giardino del Signore, come il paese d’Egitto, fino ai pressi di Zoar. 11 Lot scelse per sé tutta la valle del Giordano e trasportò le tende verso oriente. Così si separarono l’uno dall’altro: 12 Abram si stabilì nel paese di Canaan e Lot si stabilì nelle città della valle e piantò le tende vicino a Sòdoma. 13 Ora gli uomini di Sòdoma erano perversi e peccavano molto contro il Signore.

         14 Allora il Signore disse ad Abram, dopo che Lot si era separato da lui: “Alza gli occhi e dal luogo dove tu stai spingi lo sguardo verso il settentrione e il mezzogiorno, verso l’oriente e l’occidente. 15 Tutto il paese che tu vedi, io lo darò a te e alla tua discendenza per sempre. 16 Renderò la tua discendenza come la polvere della terra: se uno può contare la polvere della terra, potrà contare anche i tuoi discendenti. 17 Alzati, percorri il paese in lungo e in largo, perché io lo darò a te”. 18 Poi Abram si spostò con le sue tende e andò a stabilirsi alle Querce di Mamre, che sono ad Ebron, e vi costruì un altare al Signore.

 

Matteo 7,6.12-14

 

 

Non profanare le cose sante

 

         6 Non date le cose sante ai cani e non gettate le vostre perle davanti ai porci, perché non le calpestino con le loro zampe e poi si voltino per sbranarvi.

 

La regola d’oro

 

         12 Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro: questa infatti è la Legge ed i Profeti.

 

Le due vie

 

         13 Entrate per la porta stretta, perché larga è la porta e spaziosa la via che conduce alla perdizione, e molti sono quelli che entrano per essa; 14 quanto stretta invece è la porta e angusta la via che conduce alla vita, e quanto pochi sono quelli che la trovano!

 

Riferimenti   Antico   Testamento

Salmo 22,17;  59,2-8 ;  24,1-10 ; 15,1-5;

         17 Un branco di cani mi circonda,

         mi assedia una banda di malvagi;

         hanno forato le mie mani e i miei piedi,

 

2 Liberami dai nemici, mio Dio,

         proteggimi dagli aggressori.

         3 Liberami da chi fa il male,

         salvami da chi sparge sangue.

         4 Ecco, insidiano la mia vita,

         contro di me si avventano i potenti.

         Signore, non c’è colpa in me, non c’è peccato;

         5 senza mia colpa accorrono e si appostano.

 

         Svègliati, vienimi incontro e guarda.

         6 Tu, Signore, Dio degli eserciti, Dio d’Israele,

         lèvati a punire tutte le genti;

         non avere pietà dei traditori.

 

         7 Ritornano a sera e ringhiano come cani,

         si aggirano per la città.

         8 Ecco, vomitano ingiurie,

         le loro labbra sono spade.

         Dicono: “Chi ci ascolta? ”.

 

24 (23) Liturgia di ingresso al santuario

 

         1 Di Davide. Salmo.

 

         Del Signore è la terra e quanto contiene,

         l’universo e i suoi abitanti.

         2 È lui che l’ha fondata sui mari,

         e sui fiumi l’ha stabilita.

 

         3 Chi salirà il monte del Signore,

         chi starà nel suo luogo santo?

         4 Chi ha mani innocenti e cuore puro,

         chi non pronunzia menzogna,

         chi non giura a danno del suo prossimo.

         5 Otterrà benedizione dal Signore,

         giustizia da Dio sua salvezza.

         6 Ecco la generazione che lo cerca,

         che cerca il tuo volto, Dio di Giacobbe.

 

         7 Sollevate, porte, i vostri frontali,

         alzatevi, porte antiche,

         ed entri il re della gloria.

         8 Chi è questo re della gloria?

         Il Signore forte e potente,

         il Signore potente in battaglia.

         9 Sollevate, porte, i vostri frontali,

         alzatevi, porte antiche,

         ed entri il re della gloria.

         10 Chi è questo re della gloria?

         Il Signore degli eserciti è il re della gloria.

 

15 (14) L’ospite del Signore

 

         1 Salmo. Di Davide.

 

         Signore, chi abiterà nella tua tenda?

         Chi dimorerà sul tuo santo monte?

 

         2 Colui che cammina senza colpa,

         agisce con giustizia e parla lealmente,

         3 non dice calunnia con la lingua,

         non fa danno al suo prossimo

         e non lancia insulto al suo vicino.

 

         4 Ai suoi occhi è spregevole il malvagio,

         ma onora chi teme il Signore.

         Anche se giura a suo danno, non cambia;

         5 presta denaro senza fare usura,

         e non accetta doni contro l’innocente.

         Colui che agisce in questo modo

         resterà saldo per sempre.

 

 

2 Macabei 7,24-38

         24 Antioco, credendosi disprezzato e sospettando che quella voce fosse di scherno, esortava il più giovane che era ancora vivo e non solo a parole, ma con giuramenti prometteva che l’avrebbe fatto ricco e molto felice se avesse abbandonato gli usi paterni, e che l’avrebbe fatto suo amico e gli avrebbe affidato cariche. 25 Ma poiché il giovinetto non badava affatto a queste parole il re, chiamata la madre, la esortava a farsi consigliera di salvezza per il ragazzo. 26 Dopo che il re la ebbe esortata a lungo, essa accettò di persuadere il figlio; 27 chinatasi verso di lui, beffandosi del crudele tiranno, disse nella lingua paterna: “Figlio, abbi pietà di me che ti ho portato in seno nove mesi, che ti ho allattato per tre anni, ti ho allevato, ti ho condotto a questa età e ti ho dato il nutrimento. 28 Ti scongiuro, figlio, contempla il cielo e la terra, osserva quanto vi è in essi e sappi che Dio li ha fatti non da cose preesistenti; tale è anche l’origine del genere umano. 29 Non temere questo carnefice ma, mostrandoti degno dei tuoi fratelli, accetta la morte, perché io ti possa riavere insieme con i tuoi fratelli nel giorno della misericordia”. 30 Mentre essa finiva di parlare, il giovane disse: “Che aspettate? Non obbedisco al comando del re, ma ascolto il comando della legge che è stata data ai nostri padri per mezzo di Mosè. 31 Ma tu, che ti fai autore di tutte le sventure degli Ebrei, non sfuggirai alle mani di Dio. 32 Per i nostri peccati noi soffriamo. 33 Se per nostro castigo e correzione il Signore vivente si adira per breve tempo con noi, presto si volgerà di nuovo verso i suoi servi. 34 Ma tu, o sacrilego e di tutti gli uomini il più empio, non esaltarti invano, agitando segrete speranze, mentre alzi la mano contro i figli del Cielo; 35 perché non sei ancora al sicuro dal giudizio dell’onnipotente Dio che tutto vede. 36 Già ora i nostri fratelli, che hanno sopportato breve tormento, hanno conseguito da Dio l’eredità della vita eterna. Tu invece subirai per giudizio di Dio il giusto castigo della tua superbia. 37 Anche io, come già i miei fratelli, sacrifico il corpo e la vita per le patrie leggi, supplicando Dio che presto si mostri placato al suo popolo e che tu fra dure prove e flagelli debba confessare che egli solo è Dio; 38 con me invece e con i miei fratelli possa arrestarsi l’ira dell’Onnipotente, giustamente attirata su tutta la nostra stirpe”.

 

Riferimenti   Nuovo   Testamento

Filippesi 3,1-2

La vera via della salvezza cristiana

 

         1 Per il resto, fratelli mei, state lieti nel Signore. A me non pesa e a voi è utile che vi scriva le stesse cose: 2 guardatevi dai cani, guardatevi dai cattivi operai, guardatevi da quelli che si fanno circoncidere!

 

2 Pietro 2,10-22

 

 

10 soprattutto coloro che nelle loro impure passioni vanno dietro alla carne e disprezzano il Signore.

 

Il castigo futuro

 

         Temerari, arroganti, non temono d’insultare gli esseri gloriosi decaduti, 11 mentre gli angeli, a loro superiori per forza e potenza, non portano contro di essi alcun giudizio offensivo davanti al Signore. 12 Ma costoro, come animali irragionevoli nati per natura a essere presi e distrutti, mentre bestemmiano quel che ignorano, saranno distrutti nella loro corruzione, 13 subendo il castigo come salario dell’iniquità. Essi stimano felicità il piacere d’un giorno; sono tutta sporcizia e vergogna; si dilettano dei loro inganni mentre fan festa con voi; 14 han gli occhi pieni di disonesti desideri e sono insaziabili di peccato, adescano le anime instabili, hanno il cuore rotto alla cupidigia, figli di maledizione! 15 Abbandonata la retta via, si sono smarriti seguendo la via di Balaàm di Bosòr, che amò un salario di iniquità, 16 ma fu ripreso per la sua malvagità: un muto giumento, parlando con voce umana, impedì la demenza del profeta. 17 Costoro sono come fonti senz’acqua e come nuvole sospinte dal vento: a loro è riserbata l’oscurità delle tenebre. 18 Con discorsi gonfiati e vani adescano mediante le licenziose passioni della carne coloro che si erano appena allontanati da quelli che vivono nell’errore. 19 Promettono loro libertà, ma essi stessi sono schiavi della corruzione. Perché uno è schiavo di ciò che l’ha vinto.

         20 Se infatti, dopo aver fuggito le corruzioni del mondo per mezzo della conoscenza del Signore e salvatore Gesù Cristo, ne rimangono di nuovo invischiati e vinti, la loro ultima condizione è divenuta peggiore della prima. 21 Meglio sarebbe stato per loro non aver conosciuto la via della giustizia, piuttosto che, dopo averla conosciuta, voltar le spalle al santo precetto che era stato loro dato. 22 Si è verificato per essi il proverbio:

 

         Il cane è tornato al suo vomito

         e la scrofa lavata è tornata ad avvoltolarsi nel

         brago.

 

Giuda 20-23

I doveri della carità

 

         20 Ma voi, carissimi, costruite il vostro edificio spirituale sopra la vostra santissima fede, pregate mediante lo Spirito Santo, 21 conservatevi nell’amore di Dio, attendendo la misericordia del Signore nostro Gesù Cristo per la vita eterna. 22 Convincete quelli che sono vacillanti, 23 altri salvateli strappandoli dal fuoco, di altri infine abbiate compassione con timore, guardandovi perfino dalla veste contaminata dalla loro carne.

 

Atti 8,18-25

8 E vi fu grande gioia in quella città.

 

Simone il mago

 

         9 V’era da tempo in città un tale di nome Simone, dedito alla magia, il quale mandava in visibilio la popolazione di Samaria, spacciandosi per un gran personaggio. 10 A lui aderivano tutti, piccoli e grandi, esclamando: “Questi è la potenza di Dio, quella che è chiamata Grande”. 11 Gli davano ascolto, perché per molto tempo li aveva fatti strabiliare con le sue magie. 12 Ma quando cominciarono a credere a Filippo, che recava la buona novella del regno di Dio e del nome di Gesù Cristo, uomini e donne si facevano battezzare. 13 Anche Simone credette, fu battezzato e non si staccava più da Filippo. Era fuori di sé nel vedere i segni e i grandi prodigi che avvenivano.

         14 Frattanto gli apostoli, a Gerusalemme, seppero che la Samaria aveva accolto la parola di Dio e vi inviarono Pietro e Giovanni.

         15 Essi discesero e pregarono per loro perché ricevessero lo Spirito Santo; 16 non era infatti ancora sceso sopra nessuno di loro, ma erano stati soltanto battezzati nel nome del Signore Gesù. 17 Allora imponevano loro le mani e quelli ricevevano lo Spirito Santo.

         18 Simone, vedendo che lo Spirito veniva conferito con l’imposizione delle mani degli apostoli, offrì loro del denaro 19 dicendo: “Date anche a me questo potere perché a chiunque io imponga le mani, egli riceva lo Spirito Santo”. 20 Ma Pietro gli rispose: “Il tuo denaro vada con te in perdizione, perché hai osato pensare di acquistare con denaro il dono di Dio. 21 Non v’è parte né sorte alcuna per te in questa cosa, perché il tuo cuore non è retto davanti a Dio. 22 Pentiti dunque di questa tua iniquità e prega il Signore che ti sia perdonato questo pensiero. 23 Ti vedo infatti chiuso in fiele amaro e in lacci d’iniquità ”. 24 Rispose Simone: “Pregate voi per me il Signore, perché non mi accada nulla di ciò che avete detto”. 25 Essi poi, dopo aver testimoniato e annunziato la parola di Dio, ritornavano a Gerusalemme ed evangelizzavano molti villaggi della Samaria.

 

1 Corinzi 11,17-34

Il “pasto del Signore”

 

         17 E mentre vi do queste istruzioni, non posso lodarvi per il fatto che le vostre riunioni non si svolgono per il meglio, ma per il peggio. 18 Innanzi tutto sento dire che, quando vi radunate in assemblea, vi sono divisioni tra voi, e in parte lo credo. 19 È necessario infatti che avvengano divisioni tra voi, perché si manifestino quelli che sono i veri credenti in mezzo a voi. 20 Quando dunque vi radunate insieme, il vostro non è più un mangiare la cena del Signore. 21 Ciascuno infatti, quando partecipa alla cena, prende prima il proprio pasto e così uno ha fame, l’altro è ubriaco. 22 Non avete forse le vostre case per mangiare e per bere? O volete gettare il disprezzo sulla chiesa di Dio e far vergognare chi non ha niente? Che devo dirvi? Lodarvi? In questo non vi lodo!

         23 Io, infatti, ho ricevuto dal Signore quello che a mia volta vi ho trasmesso: il Signore Gesù, nella notte in cui veniva tradito, prese del pane 24 e, dopo aver reso grazie, lo spezzò e disse: “Questo è il mio corpo, che è per voi; fate questo in memoria di me”. 25 Allo stesso modo, dopo aver cenato, prese anche il calice, dicendo: “Questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue; fate questo, ogni volta che ne bevete, in memoria di me”. 26 Ogni volta infatti che mangiate di questo pane e bevete di questo calice, voi annunziate la morte del Signore finché egli venga. 27 Perciò chiunque in modo indegno mangia il pane o beve il calice del Signore, sarà reo del corpo e del sangue del Signore. 28 Ciascuno, pertanto, esamini se stesso e poi mangi di questo pane e beva di questo calice; 29 perché chi mangia e beve senza riconoscere il corpo del Signore, mangia e beve la propria condanna. 30 È per questo che tra voi ci sono molti ammalati e infermi, e un buon numero sono morti. 31 Se però ci esaminassimo attentamente da noi stessi, non saremmo giudicati; 32 quando poi siamo giudicati dal Signore, veniamo ammoniti per non esser condannati insieme con questo mondo.

         33 Perciò, fratelli miei, quando vi radunate per la cena, aspettatevi gli uni gli altri. 34 E se qualcuno ha fame, mangi a casa, perché non vi raduniate a vostra condanna. Quanto alle altre cose, le sistemerò alla mia venuta.

 

Apocalisse 22,12-15

         12 Ecco, io verrò presto e porterò con me il mio salario, per rendere a ciascuno secondo le sue opere. 13 Io sono l’Alfa e l’Omega, il Primo e l’Ultimo, il principio e la fine. 14 Beati coloro che lavano le loro vesti: avranno parte all’albero della vita e potranno entrare per le porte nella città. 15 Fuori i cani, i fattucchieri, gli immorali, gli omicidi, gli idolàtri e chiunque ama e pratica la menzogna!

 

Riferimenti   Antico   Testamento

1 Samuele 17,57-18,1-30

57 Quando Davide tornò dall’uccisione del Filisteo, Abner lo prese e lo condusse davanti a Saul mentre aveva ancora in mano la testa del Filisteo. 58 Saul gli chiese: “Di chi sei figlio, giovane? ”. Rispose Davide: “Di Iesse il Betlemmita, tuo servo”.

 

Capitolo 18

 

         1 Quando Davide ebbe finito di parlare con Saul, l’anima di Giònata s’era già talmente legata all’anima di Davide, che Giònata lo amò come se stesso. 2 Saul in quel giorno lo prese con sé e non lo lasciò tornare a casa di suo padre. 3 Giònata strinse con Davide un patto, perché lo amava come se stesso. 4 Giònata si tolse il mantello che indossava e lo diede a Davide e vi aggiunse i suoi abiti, la sua spada, il suo arco e la cintura. 5 Davide riusciva in tutti gli incarichi che Saul gli affidava, così che Saul lo pose al comando dei guerrieri ed era gradito a tutto il popolo e anche ai ministri di Saul.

 

Il sorgere della gelosia di Saul

 

         6 Al loro rientrare, mentre Davide tornava dall’uccisione del Filisteo, uscirono le donne da tutte le città d’Israele a cantare e a danzare incontro al re Saul, accompagnandosi con i timpani, con grida di gioia e con sistri. 7 Le donne danzavano e cantavano alternandosi:

 

         “Saul ha ucciso i suoi mille,

         Davide i suoi diecimila”.

 

         8 Saul ne fu molto irritato e gli parvero cattive quelle parole. Diceva: “Hanno dato a Davide diecimila, a me ne hanno dato mille. Non gli manca altro che il regno”. 9 Così da quel giorno in poi Saul si ingelosì di Davide.

 

Matrimonio di Davide

 

         17 Ora Saul disse a Davide: “Ecco Merab, mia figlia maggiore. La do in moglie a te. Tu dovrai essere il mio guerriero e combatterai le battaglie del Signore”. Saul pensava: “Non sia contro di lui la mia mano, ma contro di lui sia la mano dei Filistei”. 18 Davide rispose a Saul: “Chi sono io e che importanza ha la famiglia di mio padre in Israele, perché io possa diventare genero del re? ”. 19 Ma ecco, quando venne il tempo di dare Merab, figlia di Saul, a Davide, fu data invece in moglie ad Adriel di Mecola.

         20 Intanto Mikal, l’altra figlia di Saul, s’invaghì di Davide; ne riferirono a Saul e la cosa gli piacque. 21 Saul diceva: “Gliela darò, ma sarà per lui una trappola e la mano dei Filistei cadrà su di lui”. E Saul disse a Davide: “Oggi hai una seconda occasione per diventare mio genero”. 22 Quindi Saul ordinò ai suoi ministri: “Dite di nascosto a Davide: Ecco, tu piaci al re e i suoi ministri ti amano. Su, dunque, diventa genero del re”. 23 I ministri di Saul sussurrarono all’orecchio di Davide queste parole e Davide rispose: “Vi pare piccola cosa divenir genero del re? Io sono povero e uomo di bassa condizione”. 24 I ministri di Saul gli riferirono: “Davide ha risposto in questo modo”. 25 Allora Saul disse: “Riferite a Davide: Il re non pretende il prezzo nuziale, ma solo cento prepuzi di Filistei, perché sia fatta vendetta dei nemici del re”. Saul pensava di far cadere Davide in mano ai Filistei. 26 I ministri di lui riferirono a Davide queste parole e piacque a Davide tale condizione per diventare genero del re. Non erano ancora passati i giorni fissati, 27 quando Davide si alzò, partì con i suoi uomini e uccise tra i Filistei duecento uomini. Davide riportò i loro prepuzi e li contò davanti al re per diventare genero del re. Saul gli diede in moglie la figlia Mikal. 28 Saul si accorse che il Signore era con Davide e che Mikal figlia di Saul lo amava. 29 Saul ebbe ancor più paura nei riguardi di Davide; Saul fu nemico di Davide per tutti i suoi giorni. 30 I capi dei Filistei facevano sortite, ma Davide, ogni volta che uscivano, riportava successi maggiori di tutti i ministri di Saul e in tal modo si acquistò grande fama.

 

 

 

 

Manifestiamo Cristo in tutta la nostra vita


    Tre sono gli elementi che manifestano e distinguono la vita del cristiano: l'azione, la parola e il pensiero. Primo fra questi è il pensiero, al secondo posto viene la parola che dischiude e manifesta con vocaboli ciò che è stato concepito col pensiero. Dopo, in terzo luogo, si colloca l'azione, che traduce nei fatti quello che è stato pensato.
    Se perciò una qualunque delle molte cose possibili ci porta naturalmente o a pensare o a parlare o ad agire, è necessario che ogni nostro detto o fatto o pensiero sia indirizzato e regolato da quelle norme con le quali Cristo si è manifestato, in modo che non pensiamo, né diciamo, né facciamo nulla che possa allontanarci da quanto ci indica quella norma sublime.
    E che altro, dunque, dovrebbe fare colui che è stato reso degno del grande nome di Cristo, se non esplorare diligentemente ogni suo pensiero, parola e azione, e vedere se ognuno di essi tenda a Cristo oppure se ne allontani?
    In molti modi si può fare questo importante esame. Infatti tutto ciò che si fa o si pensa o si dice, sotto la spinta di qualche mala passione, questo non si accorda affatto con Cristo, ma porta piuttosto il marchio e l'impronta del nemico, il quale mescola alla perla preziosa del cuore il fango di vili cupidigie per appannare e deformare il limpido splendore della perla.
    Ciò che invece è libero e puro da ogni sordida voglia, questo è certamente indirizzato all'autore e principe della pace, Cristo. Chi attinge e deriva da lui, come da una sorgente pura e incorrotta, i sentimenti e gli affetti del suo cuore, presenterà, con il suo principio e la sua origine, tale somiglianza quale può aver con la sua sorgente l'acqua, che scorre nel ruscello o brilla nell'anfora.
    Infatti la purezza che è in Cristo e quella che è nei nostri cuori è la stessa. Ma quella di Cristo si identifica con la sorgente; la nostra invece promana da lui e scorre in noi, trascinando con sé per la via la bellezza ed onestà dei pensieri, in modo che appaia una certa coerenza ed armonia fra l'uomo interiore e quello esteriore, dal momento che i pensieri e i sentimenti, che provengono da Cristo, regolano la vita e la guidano nell'ordine e nella santità.
    In questo dunque, a mio giudizio, sta la perfezione della vita cristiana, nella piena assimilazione e nella concreta realizzazione di tutti i titoli espressi dal nome di Cristo, sia nell'ambito interiore del cuore, come in quello esterno della parola e dell'azione. 
san Gregorio di Nissa

Didachè

Osservare i precetti Del Signore

IV, 1. Figlio mio, ricordati di giorno e di notte di chi predica la parola di Dio e onoralo come il Signore; dove, infatti, è annunziata la maestà, ivi è il Signore. 2. Ricercherai ogni giorno i volti dei fedeli per modellarti ai loro discorsi. 3. Non operare la disunione, metti pace tra coloro che litigano. Giudica con giustizia e non guardare alla persona nel correggere le colpe. 4. Non tentennare se sarà o non sarà. 5. Non essere come chi allarga le mani nel prendere e le stringe nel dare. 6. Se tu guadagni con le tue mani, <ne> darai ad espiazione dei tuoi peccati. 7. Non esitare nel dare né dare mormorando; conoscerai chi è il buono rimuneratore della tua ricompensa. 8. Non allontanare chi ha bisogno, condividi ogni cosa con tuo fratello e non dire che sono cose tue. Se siete comuni in ciò che non muore, quanto più nelle cose nelle cose che finiscono. 9. Non alzare la mano su tuo figlio o su tua figlia, ma dalla fanciullezza li educherai nel timore di Dio. 10. Non comandare con durezza al tuo servo o alla tua domestica, che sperano nello stesso Dio perché temano il Signore che è sugli uni e sugli altri. Egli non viene a chiamare secondo la persona, ma quelli che lo spirito ha preparato. 11. Voi servi siate sottomessi ai vostri padroni come all'immagine di dio nel rispetto e nel timore. 12. Odierai ogni ipocrisia e ogni cosa che non è gradita al Signore. 13. Non trascurerai i comandamenti del Signore, ma osserverai quelli ricevuti senza nulla aggiungere o togliere. 14. Nella  chiesa confesserai i tuoi peccati e non andare alla preghiera con cattiva disposizione. Questa è la via della vita.

 

La Via della Morte

V, 1. La via della morte è questa. Anzitutto è cattiva e piena di maledizione: omicidi, adulteri, passioni, fornicazioni, latrocini, idolatria, magie, incantesimi, rapine, false testimonianze, ipocrisie, doppiezza di cuore, inganno,superbia, malizia, arroganza, avarizia, turpiloquio, gelosia, insolenza, fasto, ostentazione, arditezza. 2. Persecutori dei buoni, odiatori della verità, amanti della menzogna, ignari del premio della giustizia, non aderenti al bene né al retto giudizio, non vigilanti del bene ma del male. Da loro è lontana la calma e la pazienza; sono amanti delle cose vane, avidi della ricompensa, spietati con il povero, intolleranti con chi è oppresso, non riconoscenti verso chi li ha creati, uccisori dei figli, distruttori della creatura di Dio, incuranti del bisognoso, oppressori del tribolato, difensori dei ricchi, giudici ingiusti dei poveri, peccatori in tutto. Lontano, o figli, da tutti questi.

Il Giogo Del Signore

V I, 1. Vedi che qualcuno non ti distolga dalla via della dottrina, perché ti insegnerebbe fuori di Dio. 2. Se potrai portare tutto il giogo del Signore, sarai perfetto; se non ti è possibile, fa quello che puoi. 3. Per il cibo, tollera quello che puoi; astieniti assolutamente da ciò che è sacrificato agli idoli, il culto dei morti.